Probabilità e caso

Come il cervello inganna la nostra intuizione sul caso

2 de Copas de una baraja de Lascuarenta.es6 de Espadas de una baraja de Lascuarenta.es

Le scorciatoie mentali che ci aiutano a decidere in fretta spesso ci tradiscono quando entra in gioco il caso. Ci fanno aspettare che i risultati «si compensino», vedere schemi dove non ci sono e fidarci più di ciò che ricordiamo facilmente che di ciò che accade davvero.

La compensazione immaginaria

Dopo cinque croci consecutive, sentiamo che è il turno di testa. Ma la moneta non ha memoria: le probabilità restano metà e metà. È la fallacia del giocatore.

Ciò che «sembra» casuale

Se chiediamo a qualcuno di inventare una sequenza casuale di teste e croci, quasi mai inserisce lunghe serie di risultati uguali. Eppure, nelle sequenze reali queste serie compaiono molto spesso. La nostra idea di casualità è troppo ordinata.

Ciò che ricordiamo

Ricordiamo meglio ciò che ci colpisce. Una mano incredibile resta impressa; cento mani normali, no. Per questo sopravvalutiamo gli eventi rari. Lo vediamo nelle coincidenze impossibili che possono davvero accadere.

Come difendersi

  • Pensare ai numeri, non alle sensazioni.
  • Ricordare che nelle carte conta ciò che è già uscito, ma nei dadi no.
  • Diffidare della frase «ora tocca a me».

Per esercitarti con calcoli semplici, leggi probabilità per principianti con le carte.

Domande frequenti

Perché crediamo che una serie di risultati uguali debba finire?

Per la fallacia del giocatore: ci aspettiamo una compensazione che il caso non garantisce.

Nelle sequenze casuali ci sono serie di risultati uguali?

Sì, e sono più lunghe di quanto tendiamo a immaginare.